Fabbrica Casa Museo Giuseppe
Mazzotti 1903:
100 di questi musei...
Nell’epoca di internet e delle città
cablate dove tutti andiamo perennemente di corsa,
ci ritroviamo davanti ad una vicenda culturale
e famigliare che perdura da 100 anni con i tempi
della ceramica: una somma infinita di attimi,
di pennellate sullo smalto, di mani che creano
e modellano, di forni riempiti e accesi, di forni
socchiusi a raffreddarsi, di occhi che scrutano
il proprio lavoro, di attese, sofferenze, fatica
fisica e gioia, milioni di attimi di una storia
albisolese della quale andare orgogliosi racchiusi
oggi in questo museo, una creatura che più
viva di così non si può.
Anno dopo anno la Fabbrica Casa Museo Giuseppe
Mazzotti 1903 ha contribuito a costruire una buona
parte della storia della ceramica d’arte
europea. In cento anni la fabbrica ha visto la
presenza di personaggi dell’arte nazionale
ed internazionale importanti o leggendari, e la
cosa più bella è che la vicenda
continua tutt’ora irradiandosi in tutte
le direzioni: La fabbrica, condotta da Bepi Mazzotti
e il figlio Tullio; il Museo, nato nel 1964 per
iniziativa di Bepi Mazzotti con l’amico
artista Mario Fusco, inaugurato ufficialmente
nel 1987 con il ceramologo Fulvio Maria Rosso,
riallestito nel 1995 da Tullio Mazzotti e Antonella
Marotta, si espande nel 1998, con Paola Cancemi,
quando parte inoltre il Giardino Museo, sostenuto
dagli interventi critici di Martina Corgnati e
da ultimo la Fondazione, nata nel 2002 per gestire
ed organizzare gli avvenimenti culturali correlati.
Ci troviamo quindi di fronte ad un vero e proprio
faro dell’arte e della cultura, che nel
mare magnum dell’arte contemporanea riesce
ad attrarre ad Albissola e più precisamente
in questa fabbrica sulle rive del Sansobbia quegli
artisti che fanno dell’emozione, della coerenza
intellettuale, dell’espressione pura e di
un certo rigore artistico la propria essenza.
I dati numerici, freddi ma necessari, parlano
di oltre 200 opere realizzate da 110 artisti,
dei quali 16 provenienti dall’estero, suddivise
nell’area coperta all’interno dell’edificio
principale e in quella del giardino, luogo divenuto
strategico nell’intera struttura. La collezione
storica è un viaggio emozionante nella
ceramica albisolese: Alf Gaudenzi, Fillia, Farfa,
Romeo Bevilacqua, Nino Strada, Tullio e Torido
Mazzotti a testimoniare il secondo Futurismo con
gli splendidi risultati raggiunti nella ceramica
d’arte; poi gli anni ’50 con Lucio
Fontana, Asger Jorn, Sebastian Matta (che qui
ha lasciato un segno davvero notevole), Piero
Manzoni, Gianni Dova, Corneille, Enrico Baj, Sergio
Dangelo, Aligi Sassu; infine i decenni successivi
con le frequentazioni in fabbrica di Aurelio Caminati,
Milena Milani, Luigi Veronesi, Mimmo Rotella,
Hsiao Chin, solo per citarne alcuni. Esci dal
Museo e continui a respirare arte nel Giardino
Museo, tra alberi di fico, nocciolo e nespolo
che incorniciano nel verde del prato all’inglese
le opere all’aperto, che si sono via via
raccolte attorno al coccodrillo a dimensioni naturali
di Lucio Fontana, eccezionale opera dal sapore
favolistico che troneggia quasi come l’omologo
animale imbalsamato da Capitan Uncino nell’Isola
Che Non C’è. Invece quest’isola
mentale dell’arte non è immaginaria
ma esiste davvero, proprio in questo giardino,
e i Pensieri Felici sono ovunque: vengono così
inserite in un’ottica di sviluppo open space
le opere di Carlos Carlè, Gianni Celano
Giannici, Adriano Leverone (1999); Attilio Antibo,
Patrizia Guerresi, Liliana Malta, Claudio Manfredi
(2000); Oscar Albrito, Junko Imada, Enzo L’Acqua
(2001); Rolando Giovannini, Giampaolo Parini,
Raimondo Sirotti, Giovanni Tinti (2002). Tutte
queste opere si inseriscono armoniosamente in
mezzo a quelle già presenti tra le quali
ricordiamo il grande uovo di Giorgio Moiso (1990),
il drago/chimera di Aurelio Caminati (1990), la
catena di Walter Morando (1990); altre ne vengono
aggiunte, come la piramide di Giorgio Venturino
(2000) o la splendida realizzazione “il
vino del ceramista”, ideata nel 1999 da
Tullio Mazzotti e Claudio Manfredi: la figura
in ceramica sulla panchina, accanto all’enorme
bottiglia di vino e ai bicchieri, tutto in ceramica,
racchiude lo spirito degli incontri ospitati nella
fabbrica e nel giardino, nella bella stagione
rigorosamente attorno al tavolo realizzato da
Ansgar Elde nel 1998, altro punto focalizzante
all’aperto dove specie sul tardi si animano
i leggendari dibattiti tra artisti, ceramisti,
critici e giornalisti che compongono il cenacolo
d’arte descritto in questa pubblicazione
da Tullio Mazzotti, attorniati dai ritratti di
Ino Pasetti. Un breve vialetto diagonale racchiude
alcuni frammenti dell’originale Passeggiata
degli Artisti a significare il trait d’union
anche fisico con tutta Albisola.
Negli anni che hanno preceduto la nascita della
Fondazione, l’attività è sempre
stata intensissima, sia a livello di mostre che
di pubblicazioni delle quali ripercorriamo i momenti
più significativi.
Nel 1988 il volume “Omaggio a Torido”
a cura di Federico Marzinot, descrive il Museo
con un catalogo ragionato delle opere.
Nel 1989 hanno luogo gli “Incontri della
Ceramica”, dove 16 artisti si ritrovano
presso la Fabbrica per realizzare una serie di
opere in ceramica pubblicate in un catalogo ed
esposte successivamente a Cortina d’Ampezzo.
Il 1990 è l’anno della grande mostra
organizzata dalla Camera di Commercio di Savona
dal titolo “Albisola/Gli artisti & la
Ceramica”, sotto la regìa di Anna
Maroscia e la cura critica di Franco Dante Tiglio,
con l’accoglienza in fabbrica di ben 30
artisti dei 100 invitati a lavorare presso le
fabbriche albisolesi coinvolte nell’evento.
Sempre del 1990 è la presenza in fabbrica
di 8 artisti americani dell’università
della California di San Josè, con la realizzazione
di un catalogo curato dal Comune di Savona (“Ceramiche
del Nuovo Mondo”).
Nel 1995 la Telecom dedica le copertine degli
elenchi telefonici della Provincia di Savona alla
raccolta museale della Casa Fabbrica Museo G.Mazzotti
1903, prestigioso riconoscimento alla collezione,
ben sintetizzata nella splendida “Luna”
di Antonio Siri campeggiante a piena pagina in
copertina.
Nel 1996 va ricordata la partecipazione all’ampia
mostra “Albisola&Savona: maestri di
ieri e di oggi” tenutasi a Sesto Fiorentino,
presso il Rifugio Gualdo, con il prestito di un
consistente nucleo di opere.
Nel 1997 viene organizzata CeramicAmica, una mostra
dei lavori di 8 artisti esposti proprio all’interno
della fabbrica stessa; questa iniziativa va oltre
l’aspetto espositivo perché ha rafforzato
i legami fra un gruppo di artisti che continuano
ancora oggi una proficua collaborazione culturale.
Dal 1998 partono le integrazioni annuali del Giardino
Museo già citate con le relative pubblicazioni,
un work in progress che continua incessante e
che poche settimane fa ha visto aggiungersi una
splendida panchina “barocca” in ceramica
realizzata da Claudio Manfredi.
Nel 2002 come dicevamo nasce la Fondazione Giuseppe
Mazzotti 1903, nata per onorare in modo duraturo
la memoria di Giuseppe Bausin Mazzotti, fondatore
della M.G.A. di Albissola Marina, di sua moglie
Celestina Gerbino Promis, e dei loro figli Torido,
Tullio e Vittoria, nonché di Rosa Bovio
moglie di Torido e di tutti i ceramisti e gli
artisti che in 100 anni hanno frequentato la fabbrica.
La Fondazione è presieduta da Bepi Mazzotti,
che siede nel consiglio di amministrazione con
gli altri membri, Dario Bevilacqua, Antonella
Marotta, Claudio Manfredi, Carlos Carlè,
Roberto Giannotti ed è un ulteriore tassello
di questo grande mosaico iniziato da Giuseppe
Bausin Mazzotti, garanzia di continuità
culturale protesa verso il futuro ma con un grande
senso della memoria e di responsabilità
nei riguardi di questo patrimonio artistico da
custodire e da sviluppare. Il dibattito va avanti,
tutti ci ritroviamo a discutere disinteressatamente
e con passionalità di Albissola, la nostra
Albissola eterna dell’arte e della cultura.
Grazie all’impegno di Tullio, di questa
Fabbrica, di questo Museo, di questa Fondazione,
ci sentiamo parte integrante di Albissola, ciascuno
nelle sue specificità e competenze, con
orgoglio e senso di una identità culturale
senza confini nel verbo universale dell’arte,
con la forza vigorosa delle nostre idee.