Un giornalista milanese, che non conosceva il
Giardino Museo, ne è stato conquistato
a tal punto da definirlo un luogo magico. Di colpo,
sono andata indietro nel tempo, alla ragazza che
proprio da Albisola aveva deciso di prendere il
volo e pensava, come tutti i giovani, che il mondo
aspettasse soltanto lei per essere conquistato.
E con lui il successo e la felicità. Una
guerra da combattere con la forza dell'intelligenza
e dell'inventiva, tenendo nel cuore la poesia
infinita di un posto dove si crea dalla mattina
alla sera.
Mi sono anche ricordata, in questo tempo di splendidi
centenari, che quasi trent'anni fa (ero appena
arrivata a Milano per fare la giornalista), nel
'74, avevo scritto "La favola di Albisola",
diventata un prezioso libro ceramico realizzato
proprio in questa fabbrica.
E mi è venuta l'idea di riproporlo, nel
momento delle celebrazioni, come testimonianza
del fascino eterno di questo angolo di Liguria
(oggi, dopo trent'anni, potete trovare questo
strano libro citato in Internet, Virgilio o Yahoo
o Google, digitando Mazzotti o Bruna Magi...).
Ecco la fiaba.
C'era una volta un Bambino Azzurro che
viveva in un altro pianeta ed era stanco di viverci.
Così afferrò la coda di una Cometa
e viaggiò a lungo per lo Spazio. All'alba
di un giorno qualsiasi, lasciò la Cometa
e scivolò a cavallo di un raggio di sole
andando a cadere con un tuffo nel mare calmo della
Terra.
"Che bello questo posto!" gridò
ad un Calamaro. "Ci sono arrivato all'alba,
a cavallo di un raggio di sole, perchè
non chiamarlo Albisola?" Il Calamaro lo guardò
sorpreso, non era abituato ad un Bambino Azzurro
così pazzo, piovuto dal cielo. Lui non
se la prese, era felice per tutti quei colori
così splendenti. Ricordò che prima
trovava i colori solamente nell'arcobaleno e bisognava
aspettare la pioggia. Una vera noia, la voglia
di colore è una cosa improvvisa e l'altro
pianeta dove abitava era tutto di pietra, sarebbe
stato bello portare quei colori lassù.
"Ma come posso fare?" chiese a una Rondine
curiosa, "l'acqua blu scivola via e i fiori
seccano subito". La Rondine non rispose e
si lanciò nel cielo. Bambino Azzurro si
seccò e andò a giocare con la terra,
ai piedi delle colline, cominciando a impastarla,
come fanno tutti i bambini d tutti i pianeti.
Ma Bambino Azzurro aveva anche ultrapoteri e così,
dopo aver plasmato una forma tonda, recitò:
"Per favore, per favore, tu diventa un prato
in fiore!" e subito la forma tonda si coprì
di fiori bianchi e rosa. Poi modellò una
brocca per portare via l'acqua del mare: "Per
cortesia, per cortesia, ogni soffio un pesce sia!",
e la brocca si disegnò di pesci argentati.
Poi fu la volta di un lungo vaso dal collo sottile:
"Gentilmente, gentilmente, tu diventa rosso
splendente!" E il vaso si colorò di
rosso come il fuoco.
Quello era il modo per portare nello spazio tutti
i colori di Albisola, ma pesavano davvero un po'
troppo, come trasportarli? La Cometa non era certo
disposta a fornire la coda. In fondo, Bambino
Azzurro si era già stancato del suo gioco.
Sbuffando, sciacquò le mani sporche di
terra nel torrente Sansobbia e spiccò il
volo per lo spazio, cantando: "Ogni bacio
che ti butto sia ben presto un grande putto!"
E la giara si costellò di tanti piccoli
putti color blu intenso, tutti uguali a lui.
Il giorno dopo, un giovanotto qualunque raccolse
i vasi abbandonati e pensò di farne altri
uguali.
Così nacque la ceramica di Albisola.
Marzo 1974.
Ho sfogliato quel libro ceramico di cui esistono
solo due esemplari. Con estrema delicatezza, perchè
le pagine sono pesanti, forti e fragilissime.
Ho provato nostalgia del tempo perduto e anche
commozione: nel mio ultimo romanzo fra i "protagonisti"
c'è una Cometa. Incredibile, che cosa riesce
a fare la magia del Giardino Mazzotti.
Trasporta persino le Comete nel tempo