(1) Il primo incontro è con Ino
Pasetti che negli anni Ottanta si era dedicato
a ritrarre con la terracotta i frequentatori
della fabbrica, figure fondamentali e altre
semplicemente di passaggio, raccolte oggi insieme
in una specie di assemblage. Fra questi una
"infiltrata", Rosanna Argenta, il
cui volto è stato invece modellato in
terracotta policroma dal marito, Bepi Mazzotti.
Una donna eccezionale: sportiva, era stata a
lungo primatista italiana degli 80 metri a ostacoli.
Le basi dell'opera sono di Roberto Bertagnin,
scultore e ceramista attivo presso i Mazzotti
soprattutto negli anni Cinquanta, ed erano state
concepite come appoggio per panchine.
(24) A Pasetti si deve anche il ritratto
di Sinker collocato nei pressi dell'albero al
centro del prato: Sinker era un cane lupo che
negli anni Ottanta è stato fra gli animatori
fissi della Fabbrica Giuseppe Mazzotti. Tullio
Marco gli aveva dato questo nome "classico"
delle tavole da surf adatte alle grandi mareggiate,
"affondante". L'opera è del
1988.
(33) Roberto Bertagnin invece è
presente nel giardino attraverso altre opere,
eseguite nel 1960: si tratta di due lastre collocate
sul muro della fabbrica, i cui rilievi descrivono
alcune fasi della lavorazione artistica della
ceramica, come infatti si svolge all'interno.
(34) Poco oltre, sul muro che costeggia
la scala, un altro suo grande rilievo policromo,
racconta la preparazione della legna per il
forno.
(2) Ritornando sul lato del giardino
sottostante la strada, poco più avanti,
si incontra una fornacetta fatta costruire da
Torido Mazzotti negli anni Trenta, strumento
indispensabile per ottenere la ceramica riflessata,
fino a quel momento estranea alla produzione
di Albisola. Torido infatti l'aveva scoperta
a Faenza, in un corso di formazione.
(3) Il grande tavolo dipinto, composto
da formelle di terracotta ingobbiata e installato
nel 98, è opera dello svedese Ansgar
Elde.
(4) Mentre i quattro vasi in terracotta
maiolicata biancastra, dalla forma elegante
e armoniosa, sono dell'americano Cory
Roth, un allievo dellUniversità
di San José (California) approdato ad
Albisola nel 90 insieme ad un gruppo di
colleghi e docenti.
(7) Sua è anche l'anfora in terracotta
ingobbiata, classica nell'impostazione anche
se decisamente originale per gli elementi decorativi
aggettanti all'esterno.
(22) Opera di un collega anch'egli americano,Philip Conoly,
è invece, sull'altro lato del giardino,
l'installazione di sei elementi in terracotta
smaltata nera, ispirati alla forma delle armi
nucleari, cui si contrappone una semplice ciotola
in ceramica, piena d'acqua dove galleggia un
sughero che porta l'ago magnetizzato, strumento
utilizzato nella navigazione antica. L'insieme
è una trasparente metafora delle "due
vie" possibili al'uomo: quella della guerra
e della violenza e quella della semplicità
e della pace che produce un giusto orientamento.
(40) Riprendendo il cammino da dove
l'avevamo lasciato, l'angolo del giardino posto
giusto sotto alla strada, sulla parete di recinzione
è situato il dondolo dipinto a quattro
mani da Deanna Ciarlo e Nico Librandi,
i pittori della fabbrica, entrambi allievi di
Torido Mazzotti. È in ferro smaltato,
la seduta e lo schienale in legno decorato con
smalti a freddo in stile Antico Savona.
(5) In centro al prato, invece, incontriamo
il signore assoluto della collezione: il grande
coccodrillo modellato da Lucio
Fontana nel 1936, spezzato in vari segmenti
per ragioni di cottura e trattenuto fra le capaci
spire di un potente serpente costrittore. È
un lavoro chiave nell'itinerario dell'artista
argentino, probabilmente il più grande
e impegnativo mai eseguito in ceramica, un materiale
che, comè ben noto, lo ha affascinato
per tutta la vita e che, specialmente negli
anni Trenta, è stato determinante per
l'elaborazione dello stile più prossimo
alle ricercatezze del "barocco".
(36) Alle spalle del coccodrillo, lungo
la parete, è collocata invece lopera
di Giampaolo Parini, eseguita nel 2002:
un fiorito busto femminile che scaturisce da
una colonna intarsiata alla base di elementi
vegetali: insomma quasi una Dafne in versione
contemporanea.
(6) Non lontano dall'ingresso, sul lato
opposto del giardino, si incontra la catena
in terracotta di Walter Morando (1990):
un'opera realista ed evocativa, piena di memoria
di porti e di navi, anima della Liguria e di
tutte le terre rivierasche.
(8) Un rigoroso taglio costruttivista
caratterizza invece il lavoro prodotto nel 2000
da Liliana Malta, giovane pittrice e
ceramista, calabrese di nascita e romana d'adozione.
(9) Nei pressi, in mezzo al prato, la
Fontana di Mario Anselmo (attualmente
non funzionante), una maiolica policroma dalle
forme snelle ed eleganti realizzata negli anni
Cinquanta.
(10) Poco oltre, sul viottolo, Tullio
Marco Mazzotti ha collocato i frammenti originali
recuperati dopo il restauro/rifacimento della
famosa Passeggiata degli Artisti che costeggia
il lungomare di Albisola. I pezzi installati
in giardino appartenevano ai mosaici monumentali
eseguiti nel 1963: un primo elemento conserva
parte della firma di Giuseppe Capogrossi
"Cap", un altro frammento è
estratto dal mosaico di Emanuele Luzzati
e altre parti ancora sono accessorie, di collegamento,
a strisce bianche e azzurre.
(11) Decisamente ludico il pallottoliere
realizzato da Oscar
Albrito.
(12) Ha un sapore più classico
il lavoro di Giorgio
Moiso, un grande uovo in terracotta
dipinto nel 1990, sulla cui superficie campeggia
una scritta volutamente ambigua: "pittura
all'uovo".
(37) Subito di fianco, allaltro
lato della panchina, troviamo il lavoro di Giovanni
Tinti. Tre elementi ricomposti insieme a
formare un corpo colonnare dalla modellazione
raffinata, che mima quasi lapparenza di
un fungo atomico, o meglio unesplosione
di vita che scaturisce spontanea da una sorta
di fantasioso albero, con forme organiche in
rilievo, dipinte in blu su fondo maiolicato
bianco.
(13) Piuttosto recente, del 99,
il pannello in terracotta smaltata del pittore
albisolese Gianni
Celano Giannici, decorato sui due lati
con un volto doppio, dal linguaggio vagamente
postcubista e tratti nitidi, secchi, marcati
come a scalfire la continuità della superficie.
(14) Bifronte è anche il suggestivo
drago/ chimera di Aurelio
Caminati, realizzato nel 1990 con terracotta
impreziosita da inserimenti di foglia d'oro.
(15) Forse un po incongruo in
un giardino della ceramica ma interessante il
lavoro di Toni Zarpellon, frammento di
un'installazione polimaterica prodotta nel 2000.
L'oggetto, il serbatoio di un furgone, si inserisce
nella lunga e nobile tradizione surrealista
del ready-made.
(16) Subito dopo la piramide dalla superficie
animata da migliaia (!) di piccole piramidi
spiraliformi, un originale lavoro in terracotta
realizzato da Giorgio Venturino nel 2000.
(17) Poco più oltre, quasi un
piccolo salotto all'aperto, un angolo riposante
che sembra invitare alla sosta e alla contemplazione
anche se, ad una seconda occhiata, si scopre
che gli spazi disponibili sono già stati
tutti parzialmente occupati dalle opere stesse,
anche se con esse si può convivere, sedendosi
sulle panchine o appoggiando cose su un apparente
"tavolo", che tavolo non è,
ma una lastra d'ardesia collocata in orizzontale.
Negli anni Venti il pittore Pietro Rabia
l'aveva decorata incidendovi sopra una spumeggiante
coppia di divinità dal sapore mitologico,
i cui lineamenti si colgono soltanto considerando
l'opera con una certa attenzione.
(18) Al lato la bella installazione
ideata nel 1999 da Claudio Manfredi e
Tullio Marco Mazzotti e realizzata in
terracotta ingobbiata. Si chiama Il vino del
ceramista: una figura in ceramica, assisa sulla
panca, attende che il tempo della cottura trascorra
e si consumi. Nel frattempo annega metaforicamente
l'attesa nel contenuto di una grande bottiglia
(similmente in ceramica) accompagnata da relativi
bicchieri fuori scala. Un lavoro che testimonia
la realtà della produzione ceramica e
nei tre oggetti modellati e collocati, con una
certa ironia, uno accanto all'altro, racconta
un momento di vita quotidiana e surreale a un
tempo.
(19) A fianco un accrochage composto
nel 2000 da Bepi Mazzotti, utilizzando
una nicchia realizzata da suo nonno Bausin
Mazzotti e la Madonna della Misericordia
(la Madonna di Savona) da lui modellata in terracotta
smaltata. È un lavoro pieno di delicatezza,
raffinato e vivificato da onde di movimento
interno.
(20) Accanto al quale trova posto la
bella rosa in terracotta, quasi una versione
ingrandita di quelle che si trovano all'interno
del museo, realizzata invece dal nonno di Bepi
nel 1936, Giuseppe Bausin Mazzotti, il fondatore
della fabbrica.
(21) Appesi ai rami dell'albero che
ombreggia questo angolo del giardino i "bozzoli"
modellati nel 2001 dalla giapponese Junko
Imada, la cui installazione è
completata da altri elementi mimetizzati sul
prato.
(25) Accanto i resti di un'infornata
fusa per un incidente di cottura nel 75.
Lastre, vasi e pezzi vari, deformati e stravolti
dal calore hanno accidentalmente acquisito una
certa grazia spontanea che ha convinto Bepi
Mazzotti a conservarli: documentando così
un altro possibile esito del processo di
lavorazione.
(23) Ben evidenti invece, quasi come
se si fossero "posati" sul verde appena
oltre la porta in mattoni, i quattro "tappeti"
da preghiera segnati da un'impronta profonda
e suggestiva: è l'installazione pensata
nel 2000 da Patrizia Guerresi, artista
versatile nelle tecniche e nei materiali ma
da sempre particolarmente affezionata alla ceramica,
che interpreta con grande originalità.
(26) Bisogna alzare la testa per scoprire
l'opera di Sandro Lorenzini, installata
nel 1999 sopra la porta che divide il giardino.
È un'anfora, quindi la più classica
delle forme, allungata e protesa fino a deformarsi
e a suggerire la figura di un centauro, una
creatura mitica che ruota su se stessa grazie
al perno girevole che la sostiene. È
in gres colorato da ossidi e smalti.
(27) In basso, il grazioso lavoro del
torniante di Casa Mazzotti, Claudio Mandaglio,
collocato nel 1987: si tratta di un micio dall'aria
divertita e orgogliosa del suo papillon.
(28) A fianco, un'altra opera girevole,
dalle forme morbide, suggestive e seducenti,
gres in forme curvilinee esaltate dalla profondità
del colore blu che si alterna in fasi di opacità
e altre di lucentezza, in un ritmo consapevole
e molto efficace. L'autore è Adriano
Leverone, l'anno di realizzazione il
1999.
(29) A fianco, in una minuscola aiuola
ricavata sul lato della porta in mattoni, Attilio
Antibo ha realizzato nel 2000 il suo Canneto:
un lavoro polimaterico che evoca tutto intero
un ambiente di palude, con tanto di canne e
ranocchio policromo.
(38) Alle spalle del Canneto, sul muro
della fabbrica, la complessa e ricca decorazione
di Rolando Giovannini. Una bordatura
di piastrelle in cotto, monocrome e dalla decorazione
a incisione volutamente scabra e semplice, sottostanti
le finestre del corpo di fabbrica, formano due
modanature, superiore ed inferiore, che chiudono
quattro grandi pannelli in smalto matt, a richiamare
lepoca futurista.
(30) Assai compatta, lungo il lastricato
che costeggia la fabbrica, la colonna in gres
realizzata nel 1990 dall'argentino Carlos
Carlé: una colonna divisa a solidi
blocchi e colorata con ossidi.
(31) Di fronte, lungo il muro della
fabbrica, l'installazione realizzata quest'anno
dal ceramista savoneseEnzo
L'Acqua, impostata sulle relazioni fra
forme ovoidali purissime, ripetute e replicate
su lastre ingobbiate, disposte una accanto all'altra
nello spazio.
(32) Accanto, sempre lungo il muro,
i lavori "informali" di Tullio
Marco Mazzotti, nati da un'idea ludica ma
decisamente efficace nei risultati pur così
"sperimentali": si tratta, infatti,
di blocchi d'argilla fatti esplodere collocandovi
dei petardi all'interno. Il gusto divertito
e sperimentale che ha, certo, suggerito all'autore
questo anomalo modo di procedere (da non dimenticare
che questi pezzi sono stati fatti negli anni
Settanta, quindi ben prima che Tullio Marco
definisse la propria identità di artista
e ceramista figurativo che gli appartiene tuttora
e che, anzi, adesso appare dispiegata in una
convincente maturità espressiva) è
dissimulato dalle realizzazioni concrete, molto
prossime al linguaggio informale.
(39) Accanto a questi pezzi completa
la decorazione della parete della fabbrica il
grande pannello tirato a mano di Raimondo
Sirotti: un impasto di argilla tagliata
a riquadri, maiolicata e dipinta a smalti e
colori sfumati, pieni di sensibilità
"atmosferica".
(35) Infine, lungo la scala, la bianca
e sofferente figura antropomorfa modellata nel
1972 dal genovese Flavio Roma. Lo stile è barocco,
l'intenzione espressionista, lo spirito prossimo
a una dimensione sacra.